Conversazioni con Aurelio Galfetti

Conversazioni con Aurelio Galfetti

Seduti nel nostro atelier a Lugano, ripercorriamo le conversazioni che hanno illuminato il pensiero di Aurelio Galfetti, una voce fondamentale per comprendere l’architettura svizzera del Novecento. Il suo approccio, che ha plasmato il Ticino e dialogato con l’intera Svizzera, non si cristallizza in un manifesto dogmatico, ma si dispiega attraverso un’intelligenza progettuale fatta di ascolto e risposta. In queste pagine, partendo dal nostro Studio Galfetti a Lugano, esploriamo i temi centrali del suo lavoro, dalle iconiche Piscine di Bellinzona al suo ruolo di ponte culturale, per decifrare un’eredità che parla direttamente al presente.

Il Metodo del Dialogo: Architettura come Conversazione

Per Aurelio Galfetti, progettare era prima di tutto un atto di dialogo. Un dialogo multilaterale che coinvolgeva il sito, la committenza, i materiali e la storia. Questo metodo, lontano dall’egocentrismo dell’artista geniale, si è formato anche grazie all’esperienza seminale nello studio di Rino Tami e si è approfondito nella direzione della rivista ‘Spazio e Società‘, da lui co-fondata. La pubblicazione divenne una piattaforma di confronto cruciale, dove l’architettura veniva discussa nelle sue implicazioni sociali e urbane, anticipando quella che sarebbe diventata la sua pratica costante.

Il contesto come interlocutore

Galfetti non costruiva *sul* luogo, ma *con* il luogo. Il contesto fisico e storico era il primo e più importante interlocutore. Ogni progetto iniziava da un’analisi profonda, quasi archeologica, delle preesistenze, della topografia, della luce. La risposta architettonica non mirava alla mimetizzazione né alla rottura eclatante, ma a una risonanza critica. Era un dialogo che accettava la sfida del genius loci per tradurlo in un linguaggio contemporaneo, dove il nuovo e l’esistente si chiarivano a vicenda.

Dal disegno alla costruzione: un dialogo tecnico

La conversazione continuava in cantiere, nel rapporto diretto con la materia. Per Galfetti, il disegno non era un’immagine definitiva ma una proposta da verificare con la costruzione. Il dialogo con gli artigiani, con le caratteristiche intrinseche del calcestruzzo, del laterizio o della pietra, era parte integrante del processo creativo. Questa sincerità costruttiva, questa onestà nel mostrare come un edificio è fatto, diventa un principio etico ed estetico, lontano da qualsiasi retorica o finzione decorativa.

Icone del Modernismo Ticinese: Lezioni da Bellinzona

Due progetti a Bellinzona, realizzati a pochi anni di distanza, condensano in modo esemplare la potenza del suo pensiero. Opere cardine che hanno ridisegnato non solo il volto della città, ma anche il modo di concepire lo spazio pubblico e quello domestico nella Svizzera italiana. Sono lezioni concrete, ancora oggi vividamente attuali, su come l’architettura possa interpretare e trasformare i rapporti sociali e la percezione del paesaggio.

Le Piscine di Bellinzona: un bagno pubblico nella città

Le Piscine di Bellinzona (1967-1970) sono un manifesto di architettura civile. Galfetti trasforma un’infrastruttura per il tempo libero in un nuovo tipo di spazio urbano. La vasca non è nascosta, ma elevata e protesa verso il castello, diventando una piazza d’acqua, un palcoscenico civico. Il complesso dialoga in modo audace con la storia (le mura) e la natura (il fiume Ticino), creando un luogo di incontro che sfuma i confini tra sport, socialità e monumento. È l’idea di “bagno pubblico” portata a una scala architettonica e simbolica senza precedenti.

Casa Rotalinti: la montagna domestica

Se le Piscine guardano alla città, Casa Rotalinti (1960-61) volge lo sguardo alla valle. Questa abitazione incarna il concetto di “montagna domestica”. La sua forma compatta e scultorea, modellata dalla luce e dalle visuali, non imita il paesaggio, ma ne assume la potenza primaria. Gli interni sono scavati come caverne moderne, in un dialogo intimo e protettivo con l’esterno. Qui, il privato non si chiude, ma si relaziona in modo potente e filtrato con il contesto, ridefinendo l’idea stessa di abitare su un pendio.

Oltre i Confini: Il Dialogo con la Svizzera Interna

L’importanza di Galfetti non si limita al Ticino. Egli è stato una figura chiave nel creare un ponte culturale tra la Svizzera italiana e le principali correnti di pensiero della Svizzera tedesca e romanda. La sua voce ha contribuito a un dibattito nazionale sull’architettura, superando i localismi e inserendo le specificità del contesto ticinese in una conversazione europea.

Il ponte culturale tra Ticino e Zurigo

Il legame con l’ETH Zürich è stato determinante. Professore invitato e figura di riferimento, Galfetti portò agli studenti zurighesi una sensibilità mediterranea e una rigorosa cultura del costruire radicata nel luogo. Allo stesso tempo, il confronto con docenti e colleghi come Dolf Schnebli arricchì il suo pensiero. Questo scambio bidirezionale ha aiutato a formare generazioni di architetti, mostrando come la forza di una scuola nazionale risieda proprio nella diversità delle sue componenti regionali.

L’insegnamento come forma di conversazione

Il suo approccio pedagogico era la naturale estensione del suo metodo progettuale. In aula, come alla Scuola di Losanna, non impartiva lezioni ex cathedra, ma instaurava un dialogo critico con gli allievi. Li spronava a interrogare il sito, a comprendere la natura dei materiali, a cercare la logica intrinseca di ogni progetto. È in questo crogiolo che si è formato, tra gli altri, un giovane Mario Botta, che da Galfetti assorbì la lezione del rapporto con la storia e la geografia, per poi sviluppare un linguaggio autonomo e potente.

L’Eredità Contemporanea: Cosa Resta del suo Pensiero

L’opera di Aurelio Galfetti non è un capitolo chiuso della storia dell’architettura. La sua eredità è un vocabolario critico e operativo che continua a interrogare la pratica contemporanea in Svizzera e oltre. Visitando gli atelier di Lugano o osservando i progetti più recenti sul territorio, è possibile rintracciarne l’influenza, non in forme mimetiche, ma nell’adozione di un atteggiamento profondamente radicato e responsabile.

Materiali e sincerità costruttiva oggi

La sua lezione di sincerità costruttiva ha lasciato un segno indelebile. L’attenzione alla materia, alla sua espressività intrinseca e alla sua messa in opera precisa, è un antidoto alla leggerezza effimera di certa architettura globale. Negli studi contemporanei, specialmente in Ticino, si ritrova questa ricerca di un’espressione autentica, dove la struttura e la pelle dell’edificio comunicano con chiarezza, diventando esse stesse linguaggio architettonico.

Lo ‘spazio pubblico’ secondo Galfetti nel XXI secolo

La sua concezione dello spazio pubblico, incarnata nelle Piscine di Bellinzona, è più che mai attuale. In un’epoca di virtualità e frammentazione sociale, l’idea di un’architettura che crea luoghi di incontro fisico, carichi di identità e aperti alla comunità, è un monito e un modello. Progettare oggi uno spazio pubblico significa ancora porsi le sue stesse domande: come dialoga con la storia del sito? Quale rituale civile può ospitare? Come può essere insieme protettivo e aperto, definito e libero?

Concludiamo ribadendo come le conversazioni con Aurelio Galfetti non siano un retaggio del passato, ma un vocabolario vivo e necessario per progettare il futuro dell’architettura svizzera. Il suo metodo del dialogo—con il contesto, con la materia, con la società—rimane una bussola essenziale per orientarsi in un mondo complesso. Ascoltare la sua voce, oggi, significa ritrovare la centralità di un’architettura che sia insieme pensiero critico e atto costruttivo, radicata nel luogo e aperta al mondo.